Bazoli e Geronzi, divisi ma anche no

Per alcune settimane il risiko è stato fermo. Poi in questi giorni ecco un paio di fatti nuovi. Innanzitutto i movimenti sulla quota del Crédit Agricole in Intesa Sanpaolo che sembrerebbero aver innescato tensioni negli azionisti della banca. In secondo luogo la notizia di un paio di movimenti in Monte dei Paschi di Siena, terza banca italiana. Romain Zaleski, alleato di Giovanni Bazoli, socio in Mittel e in Intesa Sanpaolo con una quota del 5,89 per cento, ha aumentato la sua partecipazione nel Monte dei Paschi dal 2 al 3 per cento. Zaleski è l’ambasciatore bazoliano a Siena e il suo supporto al recente aumento di capitale da 5 miliardi di euro chiuso dalla banca guidata da Giuseppe Mussari segna il marcamento stretto di Bazoli su Mussari, il cui posizionamento attuale nella mappa dei poteri economici finanziari non è facilmente interpretabile. La mossa di Zaleski su Mps ha stupito qualche osservatore milanese non tanto per l’aspetto strategico (prevedibile secondo alcuni), ma per quello finanziario.
23 MAG 08
Ultimo aggiornamento: 00:54 | 19 AGO 20
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Milano. Per alcune settimane il risiko è stato fermo. Poi in questi giorni ecco un paio di fatti nuovi. Innanzitutto i movimenti sulla quota del Crédit Agricole in Intesa Sanpaolo che sembrerebbero aver innescato tensioni negli azionisti della banca. In secondo luogo la notizia di un paio di movimenti in Monte dei Paschi di Siena, terza banca italiana. Romain Zaleski, alleato di Giovanni Bazoli, socio in Mittel e in Intesa Sanpaolo con una quota del 5,89 per cento, ha aumentato la sua partecipazione nel Monte dei Paschi dal 2 al 3 per cento. Zaleski è l’ambasciatore bazoliano a Siena e il suo supporto al recente aumento di capitale da 5 miliardi di euro chiuso dalla banca guidata da Giuseppe Mussari segna il marcamento stretto di Bazoli su Mussari, il cui posizionamento attuale nella mappa dei poteri economici finanziari non è facilmente interpretabile.
La mossa di Zaleski su Mps ha stupito qualche osservatore milanese non tanto per l’aspetto strategico (prevedibile secondo alcuni), ma per quello finanziario. Il finanziere franco-polacco, in questo momento, si trova in una condizione complessa sotto il profilo della liquidità. Come è stato spiegato da un articolo ben informato pubblicato da Mf martedì scorso, della quota del 5,89 per cento di Intesa controllata dalla sua Carlo Tassara il 5,23 è in pegno alle banche a garanzia di finanziamenti ricevuti. Inoltre, segnala ancora Mf, al 31 dicembre scorso la Carlo Tassara a fronte di partecipazioni per 3,16 miliardi di euro aveva debiti verso le banche per 2,27 miliardi. L’investimento in Mps, oltre ad avere una valenza strategica, ha una spiegazione finanziaria. L’aumento di Mps è stato fatto a un prezzo, 1,5 euro per azione, decisamente inferiore a quello di Borsa, superiore ai due euro. Sottoscrivere significa spendere soldi, ma anche incamerare una plusvalenza teorica notevole. Del resto anche Francesco Gaetano Caltagirone, notevole istinto di finanziere, è cresciuto in Mps, perché ha giudicato conveniente il valore del titolo.
Dunque il sistema che fa capo a Bazoli e quello che si riconosce nella leadership di Cesare Geronzi continuano a confrontarsi sulle partite finanziarie. E intanto scrutano l’orizzonte politico per capire come organizzarsi sulla partita fiscale e quella dei mutui strettamente collegata. Hanno rilasciato delle dichiarazioni sulla vicenda mutui, sigillata da un accordo tra Giulio Tremonti e il bazoliano Corrado Faissola, presidente dell’Abi, l’Associazione bancaria italiana. Ma marceranno uniti, sono banchieri e quindi per prima cosa hanno a cuore l’interesse dell’azienda. Ieri l’Abi ha diffuso il rapporto 2007 sui bilanci degli istituti di credito. I messaggi sono due: le banche fanno meno soldi di quanto pensi la gente e hanno una tassazione che non solo non è bassa ma di molto superiore alla media europea. Nel rapporto si legge che gli utili delle banche nel 2007 sono ammontati a 20,245 miliardi, con un incremento del 17,1 per cento sul 2006. Se però la voce utili viene depurata dagli incassi una tantum, spiega l’Abi, il saldo del 2007 cala a 16,418 milardi, in calo del 9,9 per cento sul 2006. Riguardo alla tassazione l’Abi spiega che l’Italia occupa uno dei primi posti con il 31,1 a fronte del 24,1 delle media europea.